Omnibus 2025: cosa cambia davvero per le imprese tra CSRD, due diligence e obblighi di sostenibilità
La modifica che ha attirato maggiore attenzione riguarda la ridefinizione della platea di imprese obbligate alla rendicontazione di sostenibilità
Il 2025 si chiude con uno dei passaggi normativi più rilevanti per la sostenibilità d’impresa in Europa, l’accordo politico sul pacchetto Omnibus 2025 – Stop the Clock. Si tratta di una revisione significativa del perimetro e delle tempistiche di applicazione della CSRD e della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), introdotta per rispondere alle difficoltà emerse nella fase iniziale di attuazione e per rendere il quadro regolatorio più proporzionato e sostenibile nel tempo.
La modifica che ha attirato maggiore attenzione riguarda la ridefinizione della platea di imprese obbligate alla rendicontazione di sostenibilità. Con l’Omnibus, la soglia di applicazione della CSRD viene innalzata a 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato, riducendo di circa il 90% il numero di imprese coinvolte. Da un lato, questa scelta alleggerisce in modo significativo il carico amministrativo per migliaia di PMI; dall’altro, solleva perplessità tra investitori e associazioni come EUROSIF, che temono una riduzione della trasparenza e della comparabilità delle informazioni. Non a caso, il legislatore ha previsto una clausola di revisione, segnale che il dibattito resta aperto e che, nei prossimi anni, potrebbero essere reintrodotte forme più ampie di obbligo.
Il pacchetto Omnibus interviene in modo sostanziale anche sulla CSDDD, introducendo un approccio più pragmatico alla due diligence. Viene superata l’idea di una mappatura esaustiva dell’intera catena del valore, che si era rivelata spesso irrealistica e onerosa, in favore di un’analisi focalizzata sulle aree in cui è più probabile il verificarsi di impatti avversi. In questo contesto, le imprese possono dare priorità ai partner commerciali diretti quando rischi e impatti risultano simili lungo la supply chain. È una scelta pensata per ridurre carichi amministrativi inutili, anche se alcuni osservatori sottolineano il rischio di trascurare impatti significativi più a monte nella filiera.
Nel complesso, la revisione della CSDDD mira a rendere la due diligence un processo gestibile e proporzionato, evitando che si trasformi in un esercizio di controllo impossibile su filiere globali estremamente complesse. Questo cambiamento è particolarmente rilevante per le imprese medio-grandi, che si trovano già a gestire un numero elevato di obblighi di compliance.
Un altro elemento rilevante dell’Omnibus riguarda il tema climatico. Viene infatti eliminato l’obbligo di predisporre un piano di transizione climatica formalizzato e giuridicamente vincolante. Questo non significa che la transizione perda importanza, gli ESRS rivisitati continuano a richiedere disclosure su obiettivi, strategie e metriche climatiche. Tuttavia, il legislatore europeo sceglie di puntare meno sulla prescrizione formale e più sulla qualità e sulla sostanza delle informazioni fornite. È una scelta coerente con l’impostazione generale dell’Omnibus, che privilegia proporzionalità e flessibilità operativa.
Sul piano temporale, viene inoltre concessa alle imprese una finestra più ampia per adeguarsi agli obblighi di due diligence. La scadenza per la piena applicazione della CSDDD viene posticipata a luglio 2029, offrendo più tempo per costruire sistemi di governance e processi credibili e robusti.
L’Omnibus nasce da un confronto tra visioni diverse. Da un lato, imprese e associazioni industriali hanno spinto per una riduzione della complessità normativa e dei costi di compliance; dall’altro, investitori e stakeholder della sostenibilità hanno espresso il timore che queste semplificazioni possano indebolire gli obiettivi del Green Deal. Il risultato è un compromesso: una regolamentazione più snella nel breve periodo, accompagnata però da meccanismi di revisione che lasciano aperta la possibilità di futuri ampliamenti.
Per le imprese, le implicazioni sono chiare. Per quelle che rientrano al di sotto delle nuove soglie CSRD, gli obblighi di rendicontazione si riducono sensibilmente. Per tutte, diminuisce la rigidità nei processi di due diligence e nella mappatura della supply chain, mentre aumenta il tempo a disposizione per adeguarsi al quadro normativo. Allo stesso tempo, resta centrale il focus sulla sostanza, grazie agli ESRS rivisti, che continuano a fornire un impianto tecnico solido.
Per le imprese che restano nell’ambito di applicazione, il messaggio è inequivocabile, meno burocrazia, ma maggiore responsabilità sulla qualità delle informazioni. Il tema non è più quante informazioni fornire, ma quali siano davvero utili per comprendere l’impatto dell’azienda sul sistema economico, sociale e ambientale.
Nel complesso, il pacchetto Omnibus 2025 rappresenta una svolta nel percorso europeo verso una rendicontazione di sostenibilità più proporzionata e attuabile. Insieme alla revisione degli ESRS, contribuisce a ridisegnare un quadro normativo più flessibile, che cerca di bilanciare trasparenza, capacità operative delle imprese e competitività economica. Non è un abbandono degli obiettivi del Green Deal, ma un tentativo di renderli, almeno nel breve periodo, più compatibili con le reali possibilità delle aziende, una sostenibilità meno “di carta” e più concentrata sugli impatti reali, sulla qualità delle informazioni e sulla capacità di trasformare i principi in azioni concrete.