GRI: Nuovi standard su clima, energia e moda per una rendicontazione ESG più concreta e comparabile

GRI: Nuovi standard su clima, energia e moda per una rendicontazione ESG più concreta e comparabile

Il Global Reporting Initiative (GRI) ha introdotto due nuovi standard – GRI 102 sul cambiamento climatico e GRI 103 sull’energia – per rafforzare la qualità e l’affidabilità della rendicontazione ESG. 

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Il Global Reporting Initiative (GRI) ha introdotto due nuovi standard – GRI 102 sul cambiamento climatico e GRI 103 sull’energia – per rafforzare la qualità e l’affidabilità della rendicontazione ESG. Il GRI 102 richiede alle imprese di rendicontare le emissioni Scope 1, 2 e 3 con dati verificabili e obiettivi scientifici, includendo anche metriche sulla giusta transizione. Il GRI 103 si focalizza invece sull’uso consapevole dell’energia e le azioni di decarbonizzazione. In parallelo, è stata lanciata una bozza di standard per il settore moda, che identifica 18 temi materiali con focus su tracciabilità, filiera e impatti sociali. I nuovi standard consolidano l’allineamento del GRI con gli standard europei (ESRS) e internazionali (IFRS S2), spingendo le imprese verso una rendicontazione più settoriale, trasparente e strategica.
Il GRI 102 è stato sviluppato in coerenza con i principali standard internazionali, l’IFRS S2 dell’International Sustainability Standards Board (ISSB) e l’ESRS E1 dell’Unione Europea, elaborato da EFRAG in collaborazione con lo stesso GRI. 

Lo standard si concentra sulla necessità di ridurre in maniera significativa le emissioni di gas serra, chiedendo alle imprese di rendicontarle in modo accurato e consentendo di utilizzare un’unica disclosure per le emissioni Scope 1, 2 e 3, oltre a descrivere i piani di transizione verso un’economia a basse emissioni. Non si tratta soltanto di fornire dati numerici inquanto le aziende dovranno anche fissare obiettivi scientificamente fondati e predisporre strategie di adattamento ai rischi climatici.

Tra le innovazioni più rilevanti spicca l’introduzione di una metrica legata alla giusta transizione, che amplia la prospettiva includendo gli impatti sociali delle politiche climatiche su lavoratori, comunità locali e popolazioni indigene.

Il GRI 103 si concentra invece sugli aspetti energetici. Lo standard offre un quadro di riferimento per la misurazione e la comunicazione degli impatti legati all’energia, richiedendo alle organizzazioni di distinguere i consumi tra fonti rinnovabili e non rinnovabili, descrivere le azioni di decarbonizzazione e rendicontare le iniziative di efficientamento energetico. L’accento viene posto sull’uso consapevole e responsabile delle risorse energetiche, riconosciuto come leva fondamentale per la mitigazione climatica e per la transizione verso modelli di produzione più sostenibili.

Accanto a questi due standard, il GRI ha diffuso anche una bozza di standard per il settore tessile e della moda, un comparto che presenta elevati impatti ambientali e sociali lungo l’intera catena del valore.

La bozza, attualmente in consultazione pubblica fino al 28 settembre 2025, individua 18 temi materiali, ossia le aree che rappresentano gli impatti più significativi su persone, ambiente ed economia. Per 16 di essi sono già state delineate richieste di rendicontazione specifiche, molte delle quali basate su strumenti esistenti ma adattate alle peculiarità del settore. Questo nuovo standard, che fornisce linee guida dedicate su aspetti come tracciabilità e gestione dei materiali, mira a rafforzare la rendicontazione degli impatti sociali nella filiera, a favorire l’adozione di indicatori ESG comparabili tra i diversi brand e a supportare le aziende nel prevenire rischi reputazionali o sanzioni.

Con l’introduzione dei nuovi standard su clima ed energia e con la bozza dedicata al settore tessile e moda, il GRI consolida ulteriormente il proprio ruolo di punto di riferimento internazionale per la rendicontazione di sostenibilità, in coerenza con i nuovi standard europei e alimentando l’idea condivisa che la sostenibilità delle aziende deve essere descritta seguendo un approccio sector-specific, valorizzando le caratteristiche di ogni industria.

Per le imprese ciò significa che non sarà più sufficiente limitarsi a dichiarazioni di principio: sarà necessario presentare dati concreti, obiettivi misurabili e azioni verificabili. Un’evoluzione che non solo accresce la trasparenza e la comparabilità delle performance aziendali, ma contribuisce anche a diffondere una cultura d’impresa più responsabile e orientata al futuro.