ESRS 2025: come cambiano concretamente gli standard di rendicontazione
Questa revisione si inserisce nel contesto più ampio del pacchetto Omnibus 2025, con cui la Commissione Europea punta a ridurre gli oneri amministrativi legati alla compliance ESG senza compromettere gli obiettivi del Green Deal.
Il 5 dicembre 2025 sono stati presentati gli ESRS rivisitati e semplificati, un aggiornamento molto atteso che segna un passaggio importante nell’evoluzione della rendicontazione di sostenibilità in Europa. La struttura complessiva degli standard rimane invariata, restano due standard trasversali (ESRS 1 e 2), cinque ambientali (E1–E5), quattro sociali (S1–S4) e uno di governance (G1), ma cambia in modo sostanziale il modo in cui le imprese sono chiamate a raccogliere, organizzare e presentare le informazioni.
Questa revisione si inserisce nel contesto più ampio del pacchetto Omnibus 2025, con cui la Commissione Europea punta a ridurre gli oneri amministrativi legati alla compliance ESG senza compromettere gli obiettivi del Green Deal. Gli ESRS aggiornati rappresentano il pilastro tecnico di questa strategia, l’attenzione si sposta dalla quantità delle informazioni alla loro utilità, privilegiando ciò che è realmente materiale per comprendere come un’azienda gestisce i propri impatti, rischi e opportunità.
Dal punto di vista procedurale, gli standard rivisti sono stati trasmessi alla Commissione Europea, che predisporrà l’Atto Delegato per l’adozione formale. Nel frattempo, l’EFRAG continuerà a supportare imprese e professionisti attraverso linee guida, materiali formativi e il nuovo Knowledge Hub, disponibile dal 4 dicembre 2025, pensato per facilitare l’orientamento nel sistema ESRS.
Il primo cambiamento operativo riguarda il ruolo della materialità, che diventa il vero perno dell’intero sistema (ESRS 1). La valutazione viene semplificata e resa più chiara, con una distinzione più netta tra operazioni proprie e catena del valore. Viene inoltre estesa la possibilità di applicare il principio dei “costi o sforzi eccessivi”, consentendo l’uso di proxy e fonti secondarie affidabili quando i dati diretti risultano difficili o sproporzionati da ottenere. Le imprese possono scegliere se strutturare la rendicontazione per tema o per singolo impatto, rischio e opportunità, mentre la documentazione richiesta viene ridotta e meglio allineata alle esigenze di assurance.
In coerenza con questo approccio, la revisione elimina le disclosure volontarie e riduce in modo significativo il numero di datapoint obbligatori. Molte duplicazioni e indicatori eccessivamente granulari vengono rimossi, superando l’impostazione “a checklist” che aveva caratterizzato la prima versione degli ESRS. Il focus si sposta su informazioni realmente utili per comprendere la performance di sostenibilità e la sua integrazione nel modello di business.
Anche le informative generali su governance, strategia e modello di business vengono riorganizzate (ESRS 2). Le sezioni risultano più compatte e coerenti, e cambia la sequenza narrativa: prima viene descritto il processo di doppia materialità, poi ne vengono presentati i risultati. Questo rende più chiaro il collegamento tra analisi, priorità strategiche e azioni intraprese. L’impianto basato su politiche, azioni e obiettivi viene inoltre semplificato, riducendo sovrapposizioni che nella versione originaria rendevano la lettura meno immediata.
Sul piano ambientale, la revisione introduce un approccio più pragmatico che riguarda l’insieme degli standard E1–E5. Il tema climatico (ESRS E1) resta centrale, ma viene trattato in modo più operativo e maggiormente allineato a IFRS S2. Il piano di transizione viene snellito e richiede ora di esplicitare le principali assunzioni e dipendenze esterne, mentre l’analisi di scenario rimane volontaria. Le metriche vengono razionalizzate, con un focus su consumi energetici, emissioni e attività potenzialmente incagliate.
Gli altri standard ambientali seguono la stessa logica di proporzionalità. Per l’inquinamento (ESRS E2) viene introdotta una distinzione tra microplastiche primarie e secondarie, consentendo per queste ultime una disclosure qualitativa. Per l’acqua (ESRS E3) diventano centrali i dati su prelievi e scarichi, mentre viene eliminato l’indicatore di intensità idrica. La biodiversità (ESRS E4) introduce il piano di transizione solo quando il tema è effettivamente materiale, con condizioni più flessibili. Nel caso di risorse e rifiuti (ESRS E5), viene definito il concetto di “materiale chiave” e introdotto il datapoint sulla percentuale di rifiuti con destinazione finale sconosciuta.
Anche gli standard sociali (ESRS S1–S4) vengono rivisti in un’ottica di semplificazione e focalizzazione. Molti datapoint HR eccessivamente granulari vengono eliminati, mentre le disclosure su coinvolgimento degli stakeholder, canali di segnalazione e rimedi vengono integrate in un unico blocco. Gli indicatori sui lavoratori non dipendenti sono ridotti e temi come diversità, salute e sicurezza e remunerazione vengono trattati privilegiando informazioni realmente utili.
Infine, lo standard di governance (ESRS G1) viene ristrutturato secondo la logica PAT – politiche, azioni e obiettivi – rendendo il reporting più chiaro e coerente con il resto degli ESRS. Le disclosure su anticorruzione, relazioni con i fornitori e whistleblowing vengono semplificate ed eliminate alcune metriche considerate poco informative, come il tempo medio di pagamento.
Nel complesso, la revisione degli ESRS non cambia l’ambizione del sistema europeo di rendicontazione di sostenibilità, ma ne modifica in modo sostanziale l’impostazione operativa. L’obiettivo è rendere gli standard più applicabili, più leggibili e più coerenti, migliorando la qualità delle informazioni senza appesantire inutilmente i processi aziendali.